La proposta del prof.Feuerstein si basa sulla Teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale.
Questa postula, per ogni individuo, anche se affetto da handicap, o fortemente deprivato sul piano psico-sociale, o anche se in età ormai avanzata, la possibilità di modificare strutturalmente i suoi processi di pensiero e cambiare il modo con cui si accosta alla conoscenza. Tale possibilità, che si manifesta a condizione che si realizzino certe esperienze, è una caratteristica tipicamente umana e dipende dalla plasticità di cui sono dotate le cellule neuronali; plasticità ormai documentata da numerose evidenze scientifiche, variabile da individuo ad individuo e in rapporto a diverse situazioni, ma pur sempre presente. In altre parole, i neuroni del cervello, in determinate condizioni, possono potenziare la loro rete di connessioni, con un conseguente incremento della quantità e della qualità degli apprendimenti realizzabili. L'entità del progresso cognitivo a cui ogni persona può accedere, non è delimitabile a priori, e non è preconizzabile sulla base delle carenze che inizialmente il soggetto manifesta. Tale progresso dipende in larga misura, nella prospettiva di Feuerstein, dalla forza della Mediazione Educativa.
Se la Teoria della Modificabilità Cognitiva costituisce la base teorica del programma, il concetto di Mediazione Educativa ne rappresenta senz'altro la componente metodologica. Partendo dagli studi di J. Bruner al riguardo, Feuerstein e la sua equipe hanno messo a fuoco 12 Criteri di Mediazione, ossia 12 tipologie di comportamenti che l'educatore impara ad elicitare per dar vita intenzionalmente ad un rapporto educativo efficace, che dissolva gradualmente i blocchi del discente e crei le condizioni psicologiche e cognitive migliori per l'apprendimento. Lavorando con l'allievo, il Mediatore promuove l'acquisizione di paradigmi cognitivi che diverranno il patrimonio metodologico e strumentale attraverso cui il discente in seguito affronterà autonomamente la realtà e la conoscenza. Si tratta in sostanza della messa a punto di un efficace metodo di studio e di approccio alle situazioni problematiche.
La metodologia della mediazione ha dunque come fine la modificazione cognitiva e si avvale, per il lavoro con i discenti, di una strumentazione concreta e strutturata che Feuerstein indica con il termine ‘Sistemi Applicativi’, proprio perché non si tratta di un semplice strumento, ma di un insieme articolato e organico di strumenti.
I sistemi applicativi "storici" a cui si deve la notorietà del metodo sono:

  • L.P.A.D. (Metodo per la Valutazione Dinamica del Potenziale di Apprendimento), con finalità prevalentemente diagnostica;
  • P.A.S. (Programma di Arricchimento Strumentale) con funzione essenzialmente didattica.